BUCCINASCO CASTELLO E IL TUNNEL DEL MORO.

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La prima volta che siamo stati a Buccinasco castello,piccola frazione del comune di Buccinasco,ci siamo arrivati in bicicletta. Durante una di quelle pedalate estive in cui senza una meta precisa ti perdi tra le risaie,i campi coltivati a mais e i fontanili che nonostante tutto, ancora resistono appena fuori Milano.Il primo impatto con l’antichissimo borgo porta a pensare di essere in un mondo e in un ambiente lontanissimo dalla città e dalla tangenziale che corre vicinissima.
Il fascino che si subisce è diverso da quello abitualmente comunicato dai tipici ambienti delle cascine lombarde,forse dovuto dall’insieme degli edifici adibiti all’agricoltura che si sono sviluppati e raccolti intorno al castello-villa.
La palazzina sorge su luoghi molto antichi e presumibilmente fu edificata sui manufatti di un accampamento romano del II secolo a.c. (si notato materiali come le colonne basate su mattoni, tipiche degli accampamenti fortificati così come ce li tramandano affreschi e mosaici romani) posto lungo la Ticinum-Medilanum (asse penetrativo della città e cardine di Milano), via o strada, tra l’altro antichissima, utilizzata per il commerci europei e mediterranei fin dall’età del Bronzo.
Risale alla fine del trecento e nell’epoca delle Signorie divenne con i castelli di Rozzano, Cassino Scanasio e Cascina Guardia caposaldo di un sistema difensivo a qualche miglio dalla città di Milano.
E’ nota sopratutto per essere stata la palazzina di caccia di Ludovico il Moro (la cui presenza in loco è accertata storicamente da alcuni documenti a noi pervenuti in cui si afferma che “Ludovico il Moro fu a Buccinasco in casa di Madonna Antonia, dove erano tante belle cose che poco rendevano quel luogo differente dal Paradiso”.Questo stralcio di documento,datato 1463,ci testimonia che il Duca di Milano frequentava il borgo e che anche in seguito, Ludovico vi tornò per vedere i lavori di restauro del castello anche in compagnia del Maestro Leonardo).

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L’edificio è un monoblocco in mattoni intonacato sulla fronte d’accesso(lato sud-est),mentre quella opposta verso la campagna (nord-ovest) è elegantemente caratterizzataal piano terra da un portico di cinque campate con archi a pieno centro e sul piano superiore, da colonne a dieci campate.
Un locale voltato disimpegna tra una fronte e l’altra i vari ambienti all’interno. Di proprietà dei marchesi Brivio – Sforza, è adibito ad abitazione rurale ed è sotto vincolo di tutela ambientale (D.M. del 28.1.1982).

Buccinasco_Castello_-_Facciata

Nelle immediate vicinanze della palazzina sorge la minuscola chiesa della Beata Vergine assunta(di cui si hanno notizie certe fin dal 1300),costruita a servizio della villa e del relativo borgo.
L’interno è grande poco più di una stanza,spoglia ma arricchita da un affresco,tutelato dalla Soprintendenza,raffigurante una crocifissione.

Buccinasco_Castello_-_Crocifisso

Alcuni studiosi d’arte sono convinti inoltre che lo stesso Leonardo operò nella chiesina, lavorando sulle figure di San Giovanni e di Sant’Apollonia.
L’intero complesso possiede un “passaggio segreto” che univa la palazzina alla chiesa e alla cascina Battiloca.
Questo camminamento è notissimo agli abitanti della zona e fino agli anni ‘70 del secolo scorso era ancora parzialmente percorribile tanto che alcune maestre delle scuole dei dintorni portavano gli alunni nell’ambiente ipogeo e facevano percorrere ai ragazzi questo antico camminamento.
L’accesso al tunnel è oggi murato ma le nostre ricerche ci hanno portato ad individuare dove si trovi.Sarà nostro dovere mostrare,in esclusiva,le immagini del tunnel non appena ci saranno dati i relativi permessi.Il nostro intento è di rendere noto l’intero sistema logistico sotterraneo collegato alla difesa militare strategica del Ducato di Milano perfezionato durante la Signoria degli Sforza con l’apporto fondamentale di Leonardo.

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IL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO TRA STORIA, LEGGENDE E SIMBOLI MASSONICI

FAMEDIO

Dopo il Duomo di Milano, il cimitero Monumentale è una delle attrazioni turistiche più visitate della città.

Iniziato nel 1863 sotto progetto di Carlo Maciachini, venne inaugurato il 2 novembre (non poteva esserci giorno più indicato) del 1866. Inizialmente adibito a semplice cimitero comunale, venne riconvertito unicamente e definitivamente in ‘luogo eletto all’arte funeraria’ nel 1895.

Il primo imponente edificio che s’incontra superando i cancelli d’entrata è il Famedio. Originariamente pensato come chiesa, subì una trasformazione d’uso e già dal 1887 venne utilizzato come luogo per celebrare i cittadini milanesi famosi. La scalinata di accesso conduce al nucleo centrale che poi si dirama in gallerie di levante e di ponente, superiori ed inferiori dove, all’interno di un sarcofago, riposa il più celebrato poeta e scrittore Milanese: Alessandro Manzoni.

CIMITERO MONUMENTALE - SCORCIO

Esistono due curiosità legate al corpo del Manzoni. Il 31 ottobre 1960, durante i consueti lavori per l’imminente festa dei morti, l’arca contenente l’illustre scrittore milanese fu spostata con l’argano da una delle pareti nella quale era stata posta al centro del Famedio, dove si trova tuttora. In quell’occasione venne sollevato anche il pesante coperchio di marmo ed avvenne un piccolo miracolo. Nello stupore generale degli operai, dalla tomba aperta si sprigionò una luce abbagliante. Il fatto risultò tanto eccezionale che trovò spazio anche su articoli di quotidiani dell’epoca. Naturalmente, come accade spesso in questi casi, sarebbe bastato analizzare l’accaduto con un occhio più scettico e razionale per scoprire che in realtà la luce abbagliante era stata causata da un raggio di sole che aveva colpito e si era riflessa sulla bara interna nel quale giaceva il Manzoni, fatta di cristallo.

Altro fatto miracoloso, ma che anche in questo caso risultò in seguito di facile risoluzione, fu nel trovare la salma di Alessandro Manzoni in perfetto stato di conservazione a distanza di più di ottant’anni dalla sua morte. La spiegazione era ovviamente dovuta al fatto che il corpo era stato imbalsamato.

Per avere il privilegio di essere sepolti all’interno del Famedio, è necessario avere (o meglio, aver avuto) determinati requisiti. Oltre al fatto di essere nati a Milano o di averci vissuto per un lungo periodo, i ‘candidati’ vengono scelti per selezione meritocratica che può essere raggruppata in tre distinte categorie: gli illustri (che hanno eccelso in campo letterario, artistico e scientifico), i benemeriti (che con le loro azioni hanno dato lustro e fama alla città) ed i distinti nella storia (coloro che hanno contribuito all’unità ed all’evoluzione nazionale).

Tra gli ultimi noti personaggi dell’arte e dello spettacolo che hanno trovato riposo nel Famedio, annoveriamo Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e la poetessa Alda Merini.

Nel cimitero Monumentale si concretizza infatti il pluralismo ideologico del XIX secolo, sia architettonico che si sbizzarrisce con stili che vanno dal romanico all’egizio, dall’assiro al gotico fiorito, sia religioso con simboli cristiani, ebraici, pagani e… massonici.

Un evidente monumento funebre che celebra la massoneria, si trova infatti all’interno del Crematorio.

Non dobbiamo sottovalutare l’importanza di questa struttura che fu la prima in assoluto in Italia a cremare un uomo. E’ necessario infatti rammentare che la religione cattolica e la Chiesa avevano sempre vietato con fermezza tali tipi di ‘accanimento’ su un defunto. Era infatti in evidente contrasto con il loro credo della resurrezione della carne. Incenerire un corpo era peccato. L’ascesa della cultura in campo scientifico, l’ateismo ed il problema costante di spazio per i cimiteri, favorirono comunque la via della cremazione.

CIMITERO MONUMENTALE - CREMATORIO

Il crematorio fu fortemente voluto dall’industriale e commerciante nel campo della seta Alberto Keller (1800-1874). Venne realizzato nel 1875 su progetto di Carlo Maciachini e Cleste Clericetti con stile dorico-greco.

Keller non vide mai il crematorio realizzato (morì l’anno prima della sua costruzione), ma ebbe l’onore di essere il primo uomo in Italia ad essere cremato nel 1876.

Il crematorio del cimitero non viene più utilizzato da diversi anni, ma il suo ‘macabro fascino’ rimane immutato.

CIMITERO MONUMENTALE - CREMATORIO - INTERNO - MONUMENTO A FEDELE SALA (DETTAGLIO SU SQUADRA) Al suo interno sono esposte diverse urne cinerarie della fine del XIX secolo. L’entrata è costituita da un vestibolo colonnato a doppio emiciclo che si apre su un corpo centrale a base quadrata nel quale, sulla destra, scopriamo il monumento funebre a Fedele Sala.

Lo stupore sarà immediato nel notare due particolari che non lasciano alcun dubbio sull’appartenenza di Sala alla massoneria: l’occhio racchiuso nel triangolo e la squadra con compasso intrecciati.

di William Facchinetti Kerdudo

Sul cimitero monumentale di Milano è stato prodotto questo servizio, per la rubrica “Pillole di Misteri“:

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Un UFO crash nel cuore di Milano. Il Duce richiede il massimo segreto.

E’ la notte del 13/06/1933 quando Benito Mussolini, il Duce, viene svegliato nel cuore della notte.
Un oggetto volante non identificato sarebbe precipitato su Milano.

Questa è la notizia che molti scrittori riportano, mentre per altri, il disco volante non sarebbe caduto a Milano, ma vicino a Vergiate, in provincia di Varese.

In ogni caso l’ordine immediato è quello di recuperarlo con tempestività e discrezione, e di nasconderlo in un luogo sicuro per poterlo studiare.

Questa sarebbe in ogni caso la prassi comune che si sarebbe adottata nel caso di un velivolo offensivo proveniente da un esercito nemico. In quei casi, anche a conflitto terminato, si sarebbe poi saputo dai rapporti la natura del velivolo.

Nel caso dell’UFO crash del ’33, invece, non si seppe più nulla.

Inizialmente è possibile che l’aeromobile sconosciuto sia stato trasportato nel grande bunker degli stabilimenti della Caproni, tutt’ora esistenti, anche se dismessi e resi inaccessibili dalle successive e più moderne edificazioni sovrastanti.

Da lì l’UFO sarebbe stato portato a S. Anna di Vergiate, presso gli stabilimenti della SIAI Marchetti, dove lo avrebbe studiato un’equipe di ingegneri aeronautici. Alcuni ipotizzano che questo veicolo volante sarebbe poi stato trasportato in Germania, ma anche in questo caso brancoliamo sul sentiero delle teorie.

I pochi documenti ritrovati, relativi a questo episodio, provengono dall’Agenzia Stefani, una sorta di Ansa dell’epoca, in cui appare chiarissimo l’obbligo di silenzio e di massima riservatezza richiesto.

Il CUN, Centro Ufologico Nazionale, ha recuperato e tuttora conserva, alcuni dispacci dell’epoca in cui, per chiare direttive del Duce, si evincono toni molto severi circa la divulgazione di informazioni su questo caso. Si leggono “previste max pene per i trasgressori“, “immediato arresto“.

«D’ordine personale del Duce disponesi immediato – dicesi immediato – arresto diffusione notizia relativa ad aeromobile natura e provenienza sconosciute di cui a dispaccio Stefani data odierna ore 7.30 (…) Dir. Gen. Affari Generali. Fine stop».

In seguito a questo episodio ed alle forti censure che ne seguirono, pare venne creato un organo per lo studio di questo caso, noto come RS/33, ovvero Ricerche Speciali 33, composto da Galeazzo Ciano, Italo Balbo, Guglielmo Marconi e molti altri scienziati italiani. Ufficialmente durò fino al 1940.

In seguito alla diffusione di questa notizia, in epoca contemporanea, in molti hanno provato ad avvicinarsi a questi stabilimenti, all’apparenza abbandonati. Pare che ogni tentativo di incursione da parte di questi sprovveduti curiosi, sia stato inibito da uno spiegamento di forze militari anche ancora oggi presidierebbero di nascosto gli stabilimenti abbandonati. Forse nel sottosuolo c’è ancora qualche attività in corso?

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Oratorio San Protaso,cunicoli al Lorenteggio.

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Sono trascorsi poco più di mille anni, ma labitato di Lorenteggio è cambiato profondamente: da comune con autonomia amministrativa che contava ancora agli inizi dell’ottocento 143 abitanti e che apparteneva ai corpi santi di porta vercellina e porta ticinese, ad importante arteria viaria per il traffico in entrata/uscita dalla città meneghina.
Fino all’anno mille si chiamava Laurentiglio, termine che proviene da Laurente, ed era un continuo di cascinali, cappelle, conventi e piccoli borghi distribuiti per una campagna tanto vasta da raggiungere un raggio di ben sei miglia. Numerose le cascine oggi sacrificate ad unurbanizzazione scellerata e senza regole tra le quali vogliamo ricordare la splendida cascina Filippona con la sua torre medievale, la cascina Travaglia, la cascina Arzaga dall’architettura signorile, la cascina Lorenteggio di cui permane il palazzotto e la cascina San Protaso.
Della cascina Lorenteggio e di altre cascine parleremo in futuri articoli, oggi vogliamo focalizzare lattenzione sulla cascina San Protaso ed il suo piccolo oratorio. Loriginario ingresso si apriva sullattuale via Tolstoj; con orti sul retro che confinavano con il piccolo oratorio S.Protaso, è ancora oggi un simbolo del Lorenteggio, un richiamo quotidiano a chi passa di lì distratto o di corsa, per non dimenticare la sua storia e le sue origini. Un autentico esempio di volontà popolare di salvaguardare il proprio passato anche di fronte a disegni urbanistici spietati.
Le sue origini risalgono all’anno mille quando i monaci olivetani di San Vittore al corpo vollero edificare un piccolo oratorio fuori le mura, in terreni di loro proprietá. Fu dedicato a San Protaso il cui episcopato durò dal 328 alla sua morte avvenuta il 24 novembre del 344. Analizzando la chiesa dall’esterno possiamo subito notare che non è in asse con la via Lorenteggio, ma lo era presumibilmente in passato, visto che la strada lì passante usciva dalla Pusterla Sant’Ambrogio e si muoveva verso ovest costeggiando l’Olona. E ipotizzabile che il suo orientamento fosse in linea con il solstizio d’estate, come del resto molte altre antiche chiese erette sui resti di antichi templi pagani. La struttura è molto semplice, in stile romanico lombardo, ha una pianta rettangolare con un a piccola abside semicircolare e un tetto a capanna con soffitto ligneo a cassettoni. Sopra l’ingresso, caratterizzato da una piccola porta con architrave, si nota una finestra tonda con grata. Le due finestre presenti in origine sui lati sono state murate. Da alcune ricerche effettuate sembra che il borgo San Protaso fece da scenario ad una battaglia che sfociò nellassedio del Barbarossa nel corso della sua seconda campagna d’Italia. Pare infatti che proprio l’imperatore sostò in preghiera nella chiesa e questo lo dissuase dallabbatterla come rappresaglia alla resistenza dei milanesi. Secondo numerose testimonianze, dietro all’altare esisteva una botola che dava accesso ad un cunicolo segreto che si dice arrivasse addirittura fino al castello sforzesco. Pare altresì probabile che il tunnel arrivasse fino al convento degli olivetani di San Vittore al corpo, proprietari della chiesa come dei territori circostanti. Qualcuno ha invece ipotizzato un prolungamento del tunnel fino al palazzotto del Lorenteggio, un tempo castelletto posto a guardia della zona. Si sostiene inoltre che i carbonari usassero l’oratorio come luogo segreto di ritrovo e che usufruissero del tunnel per entrare e uscire di nascosto dalle mura della cittá.
Gli anziani ricordano : “Da ragazzini, parliamo degli anni quaranta, attraverso una botola che c’era nella chiesetta, scendevamo a turno nel cunicolo con in mano una candela, una prova di coraggio! Nessuno però ne ebbe mai abbastanza per arrivare fino alla fine del tunnel..”. E ancora: “dicevano che i partigiani si nascondevano in chiesa perché all’interno potevano scappare, attraverso un cunicolo, fuori cittá, forse fino al palazzotto del Lorenteggio…”.
Solo fantasie?

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MILANO SOTTERRANEA E SCONOSCIUTA: ARRIVA WILLIAM FACCHINETTI KERDUDO!

William Facchinetti Kerdudo

Lo scrittore William Facchinetti Kerdudo, collabora con Milano Sotterranea e Sconosciuta

Al neonato blog dedicato alla Milano più inconsueta ed inaspettata, entra a far parte William Facchinetti Kerdudo.

Scrittore, speaker radiofonico, autore/conduttore TV, da anni si dedica a scoprire i lati più insoliti e meno conosciuti di Milano.

Come afferma lui stesso: “Conoscevo i diversi documenti inerenti alla Milano del sottosuolo, ma non avevo mai avuto l’occasione di viverla in prima persona. Con il team di MSS (Milano Sotterranea e Sconosciuta) avrò finalmente l’occasione per scoprire lati della città del tutto inediti”.

William Facchinetti Kerdudo ha all’attivo diverse guide e saggi, ma quella che più c’interessa ai fini del blog è: Milano, Misteri ed itinerari insoliti tra realtà e leggenda, Polaris Editore (http://shop.polaris-ed.com/index.php/collane/le-citta-del-mistero).

Anni dedicati a raccogliere informazioni, curiosità storiche, architettoniche, leggende, tradizioni ed aneddoti sulla città meneghina che ora, grazie alla collaborazione con storici e ricercatori di MSS, non saranno solo racconti, ma realtà vissuta.

William Facchinetti Kerdudo è stato inoltre diverse volte ospitato in TV dallo storico gruppo dialettale milanese dei Legnanesi dove ha raccontato una Milano che in pochi conoscono

Insomma, un onore, ma soprattutto un piacere per il team di MSS che, visti i presupposti, prevede per il blog un grande avvenire!

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Villa Pozzobonelli e i sotterranei verso il castello sforzesco.

Una città come Milano, caotica, “moderna”, industrializzata e che non si ferma mai, non ha mai avuto il tempo per soffermarsi ad osservare con più attenzione la sua periferia. Quei corpi santi che appena fuori la cinta bastionata della città si perdevano per miglia e che in passato sono state la fonte primaria della ricchezza e della potenza della città.

Eppure se tutti noi, nati magari in qualche quartiere periferico, “fuori porta” come si diceva fino a non molto tempo fa, ci prendessimo la briga di conoscere un po’ la storia di dove siamo nati, resteremmo stupiti da quante cose importanti e belle abbiamo tralasciato per dare importanza all’effimero. La campagna milanese è ricca di cascine e palazzi dalla storia importante, fioriscono gioielli architettonici e artistici che nulla hanno da invidiare a luoghi più blasonati.

A due passi dalla stazione centrale, in una zona ormai totalmente inglobata nel tessuto cittadino, ma fino a  poco più di un secolo fa campagna a perdita d’occhio, possiamo trovare ciò che rimane della cascina/villa Pozzobonelli. Ha resistito timidamente ai palazzi che le sono cresciuti attorno, nascosta e bellissima. Il suo aspetto originariamente era quello della villa suburbana, a pianta rettangolare attorno a due cortili e tre grandi saloni illuminati da finestre in cotto.

Da uno dei lati della villa si staccava uno splendido portico a dieci arcate la cui parte cieca presentava decorazioni andate quasi totalmente perdute e che raffiguravano edifici importanti del tempo. Fu proprio una porzione di queste decorazioni, rappresentate il castello sforzesco, ad aiutare il Beltrami nella ricostruzione dell’attuale torre del Filarete.

Proprietaria della villa fu la potente famiglia Pozzobonelli che aveva numerosi possedimenti nella zona e che diede avvio alla costruzione del complesso, forse su i resti di un convento in rovina, alla fine del XV secolo. La proprietà andò però perduta dopo la morte del cardinale Pozzobonelli nel 1782 e l’intero complesso subì impietose quanto scellerate mutilazioni e manomissioni che declassarono l’intero edificio a cascinale.

Dell’antico splendore ad oggi rimane solo parte  del portico e della cappella privata a pianta ottogonale che nella sua armonia rimanda indiscutibilmente a esempio del Bramante in Santa Maria delle Grazie. Ad arricchire il notevole interesse storico artistico del complesso è la presenza di due ampie cripte a volte illuminate da spiragli aperti a raso terra su cui appoggiava l’intero complesso. Molti anziani in passato hanno raccontato che da questi ambienti sotterranei partiva un tunnel che giungeva fino al castello di Milano, fantasie o un’avamposto di fuga segreto che il Nobile Gian Giacomo Pozzobonelli costruì su richiesta del Moro?

– Federico Pecorino

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I fantasmi del castello sforzesco di Milano

Ogni castello che si rispetti ha, nascosto tra le sue mura, un tesoro. E se non ce l’ha, è almeno infestato da un fantasma.

E non è da meno il castello di Porta Giovia, conosciuto da tutti come Castello Sforzesco di Milano.

Si racconta che nel parco del castello si possa scorgere la Dama Velata, una donna bellissima, completamente vestita di nero e che rilascia profumo di violetta.
Ella sarebbe in cerca di aitanti compagni con i quali si intratterrebbe nelle notti invernali. E’ curioso notare che questa leggenda è piuttosto vecchia, è già documentata nel XIX secolo.

Ma la Dama Velata non sarebbe l’unica presenza fantasmagorica ad aleggiare nel parco del castello. Pare che, in alcune situazioni particolari, si possa vedere il fantasma di Isabella da Lampugnano, una donna accusata di stregoneria ed arsa sul rogo nel 1519.

Che i due fantasmi si siano mai incontrati?

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