PASSEGGIATE MILANESI,VIAGGIO NELLA MILANO SCOMPARSA – PARTE 1 – IL NUCLEO DELLA MILANO MEDIEVALE

mappa articolo
Vorrei oggi fare con voi una visita virtuale nella Milano scomparsa.
Per iniziare questa nostra passeggiata dobbiamo però prima trovare un punto di partenza.
Identificare il “centro” di Milano è operazione tutt’altro che semplice,il nucleo della Milano più antica,punto focale irradiante di tutta la città ,è sfuggente ed atto a molte interpretazioni.
Impossibile identificarlo con il Duomo,che rimane ad oggi uno dei pochi,se non l’unico,simbolo affettivo della città, perchè ultimato troppo tardi e cosi lentamente per assumere a ruolo identificativo nella vita cittadina.
Non la piazza San Sepolcro, pur punto di incrocio del cardo e decumano della città romana.
Dopo una veloce carrellata sui maggiori monumenti della città che ci sentiamo di escludere non rimane che porre la nostra e vostra attenzione sulla piazza dei Mercanti e sul suo palazzo della Ragione.
Secondo il Fiamma intorno al 1228 furono demolite le case dei Feroldi e l’attiguo monastero delle Suore del Lentasio.
Il podestà Fabio da Brescia giurò che avrebbe subito cominciato i lavori per la costruzione del nuovo Palazzo e della cinta muraria continua che ,oltre a contornarlo ,avrebbe presumibilmente dovuto difenderlo. Vennero promesse sei porte,tante quanto erano i sestieri della città.
Dopo cinque anni si potè inaugurare il nuovo palazzo (cerimonia officiata dal nuovo podestà Oldrado da Tresseno) solariato (a due piani)il primo piano comunicava con una passerella con la casa del Podestà con carceri annesse che già occupava il recinto affacciato su Piazza Duomo.
Delle sei porte promesse ai cittadini,liberi quindi di accedere alla piazza da ogni parte della città per decidere le sorti del comune ,ne furono aperte solo cinque.
Queste ,è ragionevole pensare,che per ragioni di sicurezza venissero chiuse ogni sera e uscite da queste ci si trovava sulle strade principali delle città,quelle che allora determinavano le relative contrade.

mercanti

Passiamo ora ad elencare velocemente i tragitti che i nostri scomparsi concittadini avrebbero dovuto percorre appena usciti dalle singole cinque porte:
– attraversato il portone di S. Ambrogio ,detto anche della peschiera vecchia,che era allora appoggiato di sbieco contro lo spigolo dell’attuale Camera di Commercio,si percorreva la contrada della Peschiera dei Borsinari , la corsia del Duomo e la corsia dei Servi per giungere fino alla chiesa di S. Babila.Da li si raggiungeva la corsia di Porta Orientale ( da cui entrò Renzo a Milano nei Promessi Sposi) che era aperta sulle mura medievali all’incrocio con la via S. Damiano.
-uscendo dal portone nuovo si proseguiva per la contrada S. Margherita e da li per la corsia del Giardino (attuale Via Manzoni) e si giungeva alla Porta Nuova,caratterizzata dalle due fornici ancora oggi visibili che era in passato posta tra i terraggi della Spiga e dell’Annunciata
-Appena usciti dalla porta del Cordusio o dei Fustagnari (distrutta nel 1887) ci si portava verso la Porta Comasina. Questa tagliava l’attuale via Manzoni all’incirca all’altezza del Vicolo del Gallo.Ancora non esistente la via Dante per giungere alla porta Comasina medievale bisognava attraversare l’attuale via Broletto
-Usciti,invece,dalla porta di S. Michele al Gallo che ad oggi possiamo identificare con il voltone delle Scuole Palatine si seguiva l’antico asse stradale romano che giungeva fino a piazza della Rosa e girando a destra raggiungeva la Porta Vercellina di cui abbiamo un richiamo e un ricordo nella chiesa di Santa Maria alla Porta. La porta Vercellina si apriva fu in seguito aperta più verso la campagna,all’incrocio tra lo stradone di S. Gerolamo e il naviglio (attuale Via Carducci).
Per giungerci era necessario percorrere il tratto più occidentale della attuale Via orefici(contrada S. Michele ,l’attuale via Casati (allora via del Mangano),la via S. Maria Segreta (oggi via Negri) ,il tratto non più esistente di San Vittore al teatro e giunti al vicolo di Santa Maria alla Porta si proseguiva per il Carrobbio di Via Brisa. Ultimo tratto era caratterizzato dall’imbocco vero e proprio in Corso di Porta Vercellina, superato il cui ponte sopra il naviglio si entrava nel Borgo delle Grazie.
– Superato il portone del Podestà a est della piazza ,lasciando a sinistra il quadriportico di S. Tecla si imboccava il tratto in cui faceva capolino un grosso flusso di traffico che proveniva da Porta Ticinese,Porta Vittoria. Nella località del Malcantone , all’altezza del Rebecchino (portici meridionali) si intersecava la strada che proveniva dalla Pusterla Tosa che era stata inserita tra la Porta Orientale e la Porta Romana. Questo portò ad un intenso traffico che si articolava,a fatica,sulla Via Restelli, via larga ,Vicolo di S,Bernardino dei Morti(scomparso),via delle Ore,piazza Fontana,via Tenaglie(scomparsa)Verziere.
Come possiamo vedere ,era quindi piuttosto facile perdersi nei vari vicoli della città,considerando inoltre che la numerazione civica fu adattata soltanto nel 1785 i nostri concittadini per orientarsi doveva spesso far riferimento a nomi di palazzi vicini ,chiese,conventi o monasteri. Strade ingombre di muli,carri,galline,cavalli e cavalieri, girovaghi, saltimbanco,venditori rendevano la situazione caotica tanto che nel 1791 una grida intimava ai carrozzastri di non andare ad una velocità eccessiva,pena 100 scudi di multa.
inesistenti i marciapiedi le proprietà più blasonate poi restringevano ancora di più il passaggio con paracarri o catene. Intralci per gli stinchi e le caviglie dei poveri milanesi a cui facevano richiamo le varie grate o griglie sconnesse presenti in gran numero e che ,destinate a botole o gole di lupo per cantine e letamai,diventavano un vero pericolo per i più distratti.
Vedremo nella seconda parte dell’articolo i vari sestrieri,le varie contrade per giungere poi,usando le viottole a zampa d’oca che portavano alle porte in uscita dalla città,le sei porte poste a difesa degli accessi alla città e le pusterle.

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